OBBLIGO DI PREVENTIVO TRA RESPONSABILITÀ CIVILE E DEONTOLOGICA

Il 17 gennaio 2018 si è svolto presso lo studio AvvocatinVenezia l’incontro sul tema “Obbligo di preventivo tra responsabilità civile e deontologica”. Ad organizzarlo la neoistituita associazione degli Avvocati per le Persone e le Famiglie, l’APF (www.apfavvocati.it).

Nata la scorsa estate con l’obbiettivo di promuovere eventi formativi e favorire il dibatiito attorno ai temi che riguardano la famiglia, le persone, il biodiritto, APF intende fornire ai propri associati gli strumenti necessari per sviluppare al meglio le competenze, ma anche le capacità relazionali ed una certa attitudine all’empatia, che il ruolo dell’avvocato richiede, soprattutto nel settore dei diritti fondamentali della persona.

Proprio in quest’ottica, l’incontro sull’obbligo di preventivo tenuto dall’avv. Andrea Pasqualin, componente del Consiglio Nazionale Forense, e dall’avv. Marianna de GIudici, componente del Consiglio Distrettuale di Disciplina, e con la moderazione dell’avv. Barbara Bottecchia, membro del Direttivo APF, ha inteso fare luce sugli aspetti maggiormente controversi della modifica legislativa apportata dalla L.124/2017. Il dibattito ha in particolar modo riguardato i risvolti pratici e applicativi dell’obbligo di rendere nota, in forma scritta o digitale, la misura del compenso, nonché le conseguenze alle quali può andare in contro il professionista sul piano della responsabilità civile e deontologica.

E’ sempre più sentita, infatti, l’esigenza di acquisire tutti quegli strumenti che consentano di svolgere al meglio il ruolo di avvocato, a tutela del cliente e dello stesso professionista.

LICENZIAMENTO DEL SOCIO LAVORATORE DI COOPERATIVA

La Corte di cassazione ritorna sul problema del rapporto tra delibera di esclusione e licenziamento del socio lavoratore, confermando che nell’ipotesi in cui le motivazioni della risoluzione del rapporto sociale abbiano ad oggetto esclusivamente le ragioni del licenziamento, trova applicazione l’art.18 dello Statuto dei lavoratori.

 

Cass. Sez. Lav. 10 febbraio 2017, n. 3634

 

In tema di società cooperativa di produzione e lavoro, ove la delibera di esclusione del socio si fondi esclusivamente sull’intimato licenziamento per giusta causa, trova applicazione, in forza del rinvio operato dall’art. 2 della Legge n. 142 del 2001, l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori e, conseguentemente, anche l’eventuale reintegrazione nel posto di lavoro.

LICENZIAMENTO COLLETTIVO PER CESSAZIONE ATTIVITÀ

Corte d’Appello di Napoli, 16 dicembre 2016

Anche in caso di licenziamento collettivo per cessazione dell’attività è necessario il rispetto dei criteri di scelta, se l’attività è proseguita anche solo parzialmente o ai fini della liquidazione. La cessazione dell’impresa esime dall’applicazione dei criteri di scelta ex art. 5 l. 223/1991 solo nel caso in cui la stessa sia effettiva e totale, dovendosi diversamente provare in base a quali criteri siano stati trattenuti in servizio (o addirittura assunti ex novo, a termine) alcuni lavoratori. L’accordo raggiunto con le organizzazioni sindacali può sanare solo i vizi concernenti la comunicazione di avvio della procedura di riduzione del personale, non quelli riguardanti la mancata indicazione e l’applicazione dei criteri di scelta. Il dipendente licenziato per violazione dei criteri ha diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro anche nei confronti della società fallita, mentre resta estranea alla competenza del giudice del lavoro la statuizione sulle conseguenze economiche del recesso illegittimo.

 

I CONGEDI PARENTALI

L’avvocato Valeria Fabbrani è intervenuta al Convegno “I Congedi parentali” svoltosi il 22 gennaio 2016 presso la sede del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Venezia, con il compito di tracciare una sintesi degli aspetti di maggiore interesse emersi dagli interventi dei relatori dott.ssa Chiara Coppetta Calzavara, Giudice del Tribunale del Lavoro di Venezia, e l’avvocato Irene Corso. Il suo intervento conclusivo ha ripercorso l’evoluzione dell’istituto tracciando le fondamentali tappe legislative ed europee che hanno condotto ad inquadrare il congedo parentale quale vero e proprio diritto individuale non solo a favore della madre ma anche del padre del bambino. Nel contesto europeo, volto ad implementare la promozione e l’utilizzo dei congedi parentali e di paternità, l’Italia pare indirizzata, più di altri Stati, a porre le basi per una normativa che garantisca ai genitori lavoratori parità e flessibilità. L’auspicio, condiviso anche dall’avvocato Chiara Santi che ha curato la fase introduttiva del Convegno, è quindi quello di proseguire per la strada intrapresa dalle politiche a sostegno della genitorialità paritaria, politiche che determinano sicuramente un impatto estremamente positivo. socio-economic

o

 

→ Scarica la locandina

IL CODICE DEONTOLOGICO FORENSE: UN ANNO DOPO

È passato ormai un anno dall’entrata in vigore del nuovo Codice Deontologico Forense, ed appare, quindi, opportuno compiere una breve analisi delle principali novità rispetto al Codice precedente. La più manifesta variazione rispetto alle disposizioni previgenti è il cambio di destinatario: la legge è principalmente rivolta al cittadino, non più solamente agli avvocati. In questo modo viene evidenziata la vocazione pubblicistica che caratterizza il testo, delineando la funzione della figura professionale dell’avvocato, che va al di là della tutela per il proprio assistito, ma è contestualizzata all’interno del sistema giustizia, e dunque garantisce al cittadino l’esistenza di un professionista competente, preparato e deontologicamente corretto. La novità che ha fatto maggiormente discutere gli interpreti è rappresentata dalla circostanza che il Codice prenda quasi ispirazione dalla legge penale: si descrivono gli illeciti, che vengono quindi tipizzati, e vengono previste delle sanzioni per ogni violazione. Tuttavia, è lo stesso legislatore che, con una norma di chiusura, impone il principio secondo cui la regola del nuovo sistema deontologico sia quella della tipizzazione degli illeciti, ma non si esclude la possibilità che una condotta non prevista possa essere considerata scorretta. Le sanzioni previste rimangono le stesse, ciò che è variato notevolmente rispetto al testo previgente è la struttura: se precedentemente vi era una legge professionale che prevedeva delle sanzioni ed un Codice deontologico che indicava gli illeciti, ma il collegamento tra questi due aspetti veniva compiuto liberamente dai singoli Consigli degli Ordini, oggi è il testo stesso del Codice a collegare gli illeciti disciplinari tipizzati con le sanzioni. Il testo in esame è molto dettagliato nel descrivere le varie fasi del rapporto con l’assistito, al fine di evitare l’insorgere di successive controversie, non del tutto infrequenti nella prassi. La pattuizione dei compensi deve essere stabilita quando l’avvocato assume l’incarico ed è sostanzialmente libera. Viene punito il professionista che pattuisce come compenso una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigiosa ed è vietato, altresì, il compenso rapportato percentualmente a consuntivo al risultato ed all’esito della lite. L’avvocato deve informare chiaramente la parte assistita, già dall’atto dell’assunzione dell’incarico, delle caratteristiche e dell’importanza di quest’ultimo e delle attività da espletare, precisando le iniziative e le ipotesi di soluzione. Il legale deve informare il cliente sulla prevedibile durata del processo e sugli oneri ipotizzabili e, se richiesto, comunicare in forma scritta il prevedibile costo della prestazione. Il legislatore prescrive, inoltre, all’avvocato il dovere di informare chiaramente e per iscritto sulle diverse possibilità previste dalla legge per la definizione della lite alternative a quella giudiziaria. Tra gli altri obblighi di informazione, il professionista deve informare la parte assistita della possibilità di avvalersi del patrocinio a spese dello Stato e deve rendere noti al cliente gli estremi della propria polizza assicurativa. Una delle novità maggiormente significative riguardante i doveri dell’avvocato nel processo concerne l’introduzione nel Codice della disciplina sull’ascolto del minore, prevista dall’art. 56. In conclusione, si può considerare questa nuova versione del Codice deontologico forense positivamente, e la sua importanza non dev’essere sottovalutata da coloro che esercitano questa professione. Trattandosi di una normativa che collega il campo del diritto con quello dell’etica, è prevedibile che il testo subirà continue evoluzioni, tuttavia è da apprezzare lo sforzo del legislatore nel cercare di creare una struttura coerente della disciplina deontologica, rivolgendosi non solo al professionista, ma anche e soprattutto al cittadino.